Mercati europei vedono chiusure impianti: È la punta dell’iceberg?
I produttori hanno subito forti perdite di margine nel periodo post-pandemia, spinti dai costi di produzione in rialzo e dal calo dei consumi. Un rapido ritorno al periodo pre-pandemia è fuori discussione. Infatti, le strutture che hanno una bassa redditività devono passare attraverso il consolidamento e la razionalizzazione per adattarsi alla “nuova normalità” considerando le nuove capacità e la domanda debole. Le aspettative indicano altre chiusure nel lungo termine poiché i tassi di produzione ridotti sembrano non aver dato risultati.
Produttori si sforzano di aumentare efficienza operativa
Due importanti produttori petrolchimici – ExxonMobil e Sabic – hanno deciso di chiudere alcuni dei loro impianti nel 2024. Di conseguenza, verrà eliminato circa 1 milione di ton/anno di capacità di etilene.
Questo eserciterà pressione sui tassi di produzione dei cracker in Europa, che sono stati ridotti un po’ di tempo fa. Per colmare il calo della disponibilità derivante dalle chiusure, i tassi di utilizzo dei cracker europei potrebbero aumentare nel breve termine. Vale a dire che altre capacità dovrebbero essere chiuse definitivamente per consentire ad altri cracker di produrre a pieno regime.
Perché i fornitori regionali sono inclini a razionalizzare?
Le chiusure annunciate del cracker a vapore di ExxonMobil in Francia e di uno dei due cracker di Sabic nei Paesi Bassi all’inizio di aprile non hanno suscitato una forte risposta nel mercato, mentre ha spinto i player ad aspettarsi altre notizie di consolidamento o chiusura di impianti. Anche le aspettative di crescita non promettenti in Europa potrebbero accelerare le decisioni per il consolidamento di attività non redditizie.
La razionalizzazione è all’ordine del giorno da tanto tempo, considerando i vecchi impianti in Europa e i costi di produzione elevati, che sono aumentati a causa dei prezzi dell’energia storicamente elevati per via delle tensioni geopolitiche e della pandemia del COVID-19. Anche l’eccesso di offerta da parte degli Stati Uniti e della Cina ha contribuito al bisogno di razionalizzazione in Europa poiché le importazioni hanno fornito un vantaggio competitivo. L’Europa si trova in una posizione svantaggiosa in termini di materie prime, in quanto utilizza nafta ad alto costo rispetto alla concorrenza in Medio Oriente e negli Stati Uniti che utilizzano etano. I cracker di etano negli Stati Uniti offrono un vantaggio in termini di costi ai produttori di PE, mentre l’Europa rimane la regione più in difficoltà con margini bassi e una domanda di derivati debole.
I player che utilizzano la nafta hanno registrato cali dei margini maggiori rispetto alla concorrenza che utilizza gas di petrolio liquefatto o etano importato. Sembra che gli elevati costi di produzione porteranno a un maggior numero di chiusure di cracker vecchi e di piccole dimensioni.
“I nostri risultati trimestrali indicano forti cali nei settori dei polimeri e dei prodotti chimici di base, anche se gli utili complessivi sono aumentati grazie alla forza del nostro modello di business integrato”, ha riportato una fonte di mercato.
Altre notizie di chiusure dal mercato
Anche alcune unità di derivati saranno chiuse permanentemente. Oltre al cracker di etilene, ExxonMobil prevede di chiudere le sue unità di PP e PE, nel suo sito di Gravenchon a Port-Jérôme-sur-Seine, in Francia, nel 2024.
LyondellBasell chiuderà la sua linea di PP in Italia, mentre Trinseo ha già chiuso le sue unità di stirene in Germania e nei Paesi Bassi.
Anche Indorama e BASFsono fra i produttori che stanno valutando la chiusura delle loro unità di materie prime per via della scarsa redditività e della concorrenza. Chiuderanno la produzione di materie prime in Europa e le importeranno invece dall’Asia.
La razionalizzazione è inevitabile?
Avere vecchi cracker o impianti di derivati richiede molta manutenzione e non è conforme agli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio. Gli attuali obiettivi della Commissione sono di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L’ammodernamento degli impianti esistenti per soddisfare le aspettative del mercato è molto più costoso della chiusura, mentre la gestione dei vecchi impianti aumenta anche i costi di produzione.
Un’importante fonte di mercato ha sottolineato, “E’ risaputo che arriverà il momento della chiusura dei vecchi impianti in Europa. L’eliminazione graduale di queste capacità nel corso degli anni era stata pianificata quasi un decennio fa poiché il funzionamento degli impianti costruiti negli anni ’70 aumenta i costi e grava sui margini dei produttori. I produttori devono affrontare molti problemi durante i processi di riavvio, il che rende difficile per loro riprendere la produzione in poco tempo”.
Domanda spingerà verso una trasformazione più rapida
In una prospettiva più ampia, la debolezza della domanda di polimeri e prodotti petrolchimici per via delle condizioni economiche sfavorevoli è un’altra causa di ciò che si sta verificando nei mercati regionali. Le previsioni mostrano che la domanda spingerà i produttori verso una maggiore razionalizzazione, anche se alcuni sostengono che la crisi del Mar Rosso e i tempi di transito più lunghi dall’Asia e dal Medio Oriente potrebbero rallentare questo processo in una certa misura.
Nel frattempo, c’è stato un cambiamento nel comportamento di acquisto dei buyer europei, che negli ultimi anni hanno aumentato i loro volumi di acquisto dal mercato di importazione. Un player ha sottolineato, “I clienti europei sono stati un po’ conservatori quando si trattava di rifornimenti, in quanto si limitavano al mercato a contratto. Ma dal 2022 la situazione è cambiata, con i materiali extra-europei che offrono un vantaggio competitivo in un contesto di crisi energetica e rallentamento economico. Lo si evince chiaramente dalle statistiche delle importazioni”.
Un’altra fonte di mercato ha riferito che la domanda si è ridotta del 50% nel 2023, mentre non è prevista una ripresa prima del 2025.
Europa dipende sempre più dalle importazioni
L’Unione Europea è stata un importatore netto per tutti i polimeri dal 2016, mentre la sua dipendenza dalla importazioni continuerà ad aumentare, con la produzione locale che si indebolisce a causa dei continui fattori macroeconomici sfavorevoli e degli svantaggi in termini di costi degli impianti europei rispetto ad altre aree.
Per quanto riguarda il lungo termine, i player non sono preoccupati per l’outlook dell’offerta più limitato poiché il divario sarà colmato con le importazioni, considerando l’eccesso di capacità nei mercati globali e il loro potere competitivo. In effetti, i produttori integrati che hanno accesso a materie prime con vantaggi in termini di costi al di fuori dall’Europa esporteranno polimeri nella regione.
Alcuni player hanno riferito di aver ricevuto offerte di PPH dall’impianto degli Stati Uniti. Confermando che le capacità perse saranno compensate dalle importazioni, una fonte del produttore ha dichiarato, "Il mondo non dipende dall’Europa per i polimeri. Le esigenze del mercato saranno soddisfatte da stabilimenti negli Stati Uniti, in Medio Oriente, in Nord Africa e in Corea del Sud".
"La produzione petrolchimica nell’UE diminuirà ovviamente. L’UE acquisterà polimeri dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti", ha commentato un trader.
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