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Mercato dei riciclati Turchia in stallo, attesa soluzione sul divieto di import di scarti

di Başak Ceylan - bceylan@chemorbis.com
di Merve Madakbaşı - mmadakbasi@chemorbis.com
  • 28/05/2021 (11:32)
Il Ministero del commercio ha rimosso le importazioni di etilene polimero dalla lista degli “scarti la cui importazione è soggetta a ispezione di conformità” e le ha aggiunte all’elenco degli “altri scarti la cui importazione è vietata”, secondo quanto riportato in un comunicato della Gazzetta ufficiale del 18 maggio 2021.

Import di scarti di etilene polimero vietato, altri scarti plastici più difficili da importare

Nello stesso giorno, una circolare pubblicata dal Ministero dell’ambiente e dell’urbanizzazione ha reso obbligatorio per le società che hanno ricevuto il certificato di registrazione per l’import di scarti nel 2021 di riconsegnare i documenti entro 45 giorni e di richiedere un nuovo documento.

Il Ministero ha inoltre obbligato le società a presentare una lettera di garanzia della durata di tre anni, per un valore di TRY100 per tonnellate di produzione annua. Allo stesso tempo, se si verifica che nell’import di scarti importati è presente oltre l’1% di materiale straniero, i documenti di registrazione delle società saranno cancellati e le suddette aziende non potranno ottenere un altro certificato per l’import di scarti nei prossimi 5 anni.

Ragioni principali del divieto di importare

Le importazioni di scarti di materiali plastici in Turchia sono diventate un tema scottante dell’agenda pubblica a seguito di report di diverse organizzazioni non governative e di notizie di media locali ed esteri secondo cui la Gran Bretagna esporta metà dei suoi scarti in Turchia.

Parlando con ChemOrbis, diversi player del settore del riciclo hanno affermato che la percezione pubblica è stata sviata e che il settore è stato obbligato a una paralisi a seguito del divieto.

Reazioni iniziali dal mercato dei riciclati

I riciclatori hanno affermato di essere rimasti sorpresi dalla decisione e hanno riferito di ritenere di dover importare scarti dall’Europa a causa della mancanza di materie prime. La Turchia ha una capacità produttiva annua stimata di 10 milioni di ton di prodotti in plastica.

I riciclatori hanno subito sottolineato che l’impatto immediato e sul lungo termine di questa decisione sarà di vasta portata.

“I riciclatori della Turchia sono competitivi nel settore, e con questo divieto, la competitività scomparirà”, ha affermato un riciclatore di Istanbul e ha aggiunto che la perdita della competitività porterà a un aumento dei prezzi.

Potenziale impatto sui mercati dei polimeri vergini all’ordine del giorno

Un altro riciclatore ha affermato “Il prezzo del PE riciclato da scarti per chilogrammo è quasi la metà del materiale vergine. Se i riciclatori non riusciranno a operare a queste condizioni, i prezzi dei polimeri vergini e dei prodotti finiti ne risentiranno pesantemente”.

I player nel mercato hanno riportato che i trasformatori di solito usano materie prime riciclate mischiandole con le materie prime vergini, soprattutto nella produzione di film e tubi. Di conseguenza, il divieto potrebbe far aumentare i prezzi del mercato dell’HDPE vergine nel medio termine.

Secondo i dati di PAGDER, l’industria del riciclo di materie plastiche in Turchia ha importato 436,000 ton di scarti per un valore di $116 milioni nel 2018. Questi scarti sono stati trasformatori in materie prime a livello domestico e poi in prodotti finiti, portando a un utile dall’export di circa $770 milioni.


Inevitabile l’impatto negativo del divieto sull’economia

Un riciclatore ha sottolineato che il settore del riciclo crea occupazione per circa 300,000 persone e ha aggiunto che i posti di lavoro saranno in pericolo se non si supera questa impasse.

La mancanza di materie prime in Turchia è stata a lungo compensata con l’import di scarti, anche a causa della crescente domanda dall’estero, hanno riferito i player. “Il nostro paese ha fatto notevoli passi avanti nel riciclo di materie plastiche nel corso degli ultimi anni e molte società hanno avviato importanti capacità di materiali riciclati grazie al sostegno degli incentivi governativi. Il settore crea un valore aggiunto nel paese e crediamo che non si possa colpevolizzare un intero settore per l’azione di pochi”, ha commentato un riciclatore.

I rappresentanti del settore hanno dichiarato che non solo una dozzina di segmenti saranno colpiti dalla nuova normativa, ma che gli obiettivi dell’economia circolare in Turchia potrebbero essere danneggiati se gli impianti di riciclo saranno chiusi. “Il divieto potrebbe gettare un’ombra sull’export di merci verso la UE trasformate seguendo i principi dell’economia circolare”, hanno affermato i player.


Secondo i rappresentanti del settore, l’industria del riciclo ha una capacità produttiva annua di 850,000 ton che dovrebbe raggiungere 4.3 milioni di ton nel 2030, ammesso che il tasso di crescita sia sostenuto.

Riciclatori si preparano alle difficoltà nell’ottenere le licenze per l’import

La circolare è stato motivo di discussione tra i riciclatori della Turchia. La lettera di garanzia (del valore di TRY100 per tonnellate di produzione annua) obbligatoria per la richiesta del certificato di registrazione avrà un impatto finanziario su molti produttori. Un riciclatore che ha una capacità annua di 20,000 ton ha dichiarato che dovrà fornire una lettera di garanzia del valore di oltre TRY2 milioni. “In questo caso, sarà improbabile che importeremo materiale”, ha affermato.

“Usiamo circa il 10-15% di plastica riciclata di importazione per la nostra produzione ma abbiamo deciso di non importare perché sembra sarà difficile finanziare l’import nel futuro”, ha affermato un produttore di scaglie di PET, aggiungendo “Potremmo dover cancellare gli investimenti”.

Riciclatori a favore di una regolamentazione al posto del divieto

Tuttavia, la maggior parte dei riciclatori spera in una soluzione a questa sfida, possibile tramite il dialogo. “Siamo in contatto con i funzionari e i rappresentanti del settore, cercando di trovare un modo per superare questa sfida”, ha affermato un riciclatore, chiedendo con urgenza delle indagini minuziose al posto del divieto generalizzato.

I riciclatori chiedono una revisione della decisione, chiedendo ai funzionari del governo di tenere in considerazione che il settore genera occupazione e valore aggiunto. “Le aziende che non rispettano la legge possono essere scoperte tramite controlli su fatture dell’elettricità, del gas e dell’acqua, oltre che sulla manodopera. Un controllo della qualità oltre che del rapporto tra materiale importato e volumi prodotti può inoltre mostrare se l’azienda rispetta la legge”, ha dichiarato un riciclatore, aggiungendo che una normativa potrebbe superare l’impressione negativa generata nell’opinione pubblica.
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