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Exxon si aggiunge alle chiusure degli impianti di etilene con l'impianto di Fife in Scozia

di Ufficio Redazione ChemOrbis - content@chemorbis.com
  • 20/11/2025 (11:09)
Secondo quanto riportato dai media, ExxonMobil prevede di chiudere il suo impianto di etilene di Mossmoran, in Scozia, a febbraio 2026, affermando che l’impianto - che dovrebbe avere una capacità di etilene di circa 800,000 ton/anno - non può più competere a causa degli elevati costi di utilizzo, della domanda debole e di quello che viene descritto come un ambiente politico sfavorevole nel Regno Unito.

La società ha dichiarato di aver valutato le opzioni per mantenere l’impianto in funzione, inclusa la ricerca di un buyer, ma nessuna si è rivelata fattibile. La chiusura avrà un impatto su 179 dipendenti di Exxon e circa 250 appaltatori, anche se a circa 50 membri del personale saranno offerte posizioni presso il complesso Fawley della società in Inghilterra.

Il complesso di Mossmorran è composto da due impianti adiacenti vicino a Edinburg. Il Fife Ethylene Plant (FEP) gestito da ExxonMobil trasforma l’etano, fornito dall’impianto di liquidi da gas naturale (NGL) gestito da Shell, in etilene. Entrambi sono collegati tramite un oleodotto a un terminale marittimo di Braefoot Bay, dove i prodotti vengono caricati sulle navi. A marzo 2025, Shell ha annunciato l’intenzione di ottimizzare il proprio portafoglio chimico chiudendo o aggiornando selettivamente gli impianti in Europa per migliorare i rendimenti e ridurre il capitale investito.

Crisi continua ad aggravarsi in Europa

La decisione evidenzia le crescenti difficoltà che il settore chimico europeo sta affrontando, dopo essere stato messo a dura prova dai prezzi elevati dell’energia in seguito all’invasione russa dell’Ucraina ed essere diventato sempre più dipendente dalle materie prime importate. I produttori europei, molti dei quali operano con impianti obsoleti, sono stati costretti a rivedere o ridimensionare le attività a causa del calo dei margini.

Exxon ha chiuso i suoi impianti di Granvenchon

ExxonMobil aveva già compiuto passi significativi per ridimensionare le sue attività in Europa prima dell’annuncio di Fife. Alla fine del 2024, la società ha chiuso le sue principali unità presso il complesso di Gravenchon in Francia, compreso il cracker di etilene e gli impianti di PP, LLDPE e propilene associati con una capacità complessiva di oltre 1,4 milioni di tonnellate all’anno. Questi fermi impianto hanno segnato il ritiro completo delle attività di PP/PE di Gravenchon e la crescente pressione sulle attività petrolchimiche della regione.

Campanelli d’allarme già evidenti nel Regno Unito

I segnali di avvertimento per il settore chimico britannico sono stati evidenti per mesi. I leader del settore hanno ripetutamente sottolineato che le bollette energetiche elevate, l’aumento delle tasse sulla CO2 e le crescenti pressioni normative stanno erodendo l’industria del paese. La Chemical Industries Association (CIA) ha recentemente avvertito che questi costi stanno portando la produzione all’estero e rendendo "estremamente difficile" per i produttori rimanere competitivi.

Diversi impianti ad alta intensità energetica sono già stati chiusi quest’anno, tra cui la raffineria di Grangemouth in Scozia, che ha interrotto la lavorazione del petrolio ad aprile, e la raffineria di Lindsey del Regno Unito, che si sta preparando per la chiusura dato che non è riuscita a trovare un buyer. La decisione di Exxon di chiudere l’impianto di etilene di Fife si aggiunge a questo scenario, sottolineando come un contesto difficile a livello politico e di costi stia accelerando il declino della capacità chimica e di raffinazione del Regno Unito.

Anche il complesso di Grangemount di Ineos è a rischio

Il grande complesso petrolchimico di Ineos a Grangemouth sta affrontando le stesse difficoltà e potrebbe essere la prossima vittima. Le unità di olefine e polimeri del sito, che costituiscono la spina dorsale della produzione chimica scozzese, operano in perdita da anni poiché l’aumento dei prezzi del gas e i costi elevati del carbonio superano i ricavi.

Secondo la direzione dell’impianto, Grangemouth paga circa €100 milioni in più all’anno per l’energia rispetto a un impianto statunitense simile, oltre a €30 milioni di tasse sulla CO2, lasciando il sito fortemente esposto in un mercato globale in cui i concorrenti in Cina e negli Stati Uniti godono di costi energetici industriali molto più bassi. A meno che il Regno Unito non riesca a ridurre questo divario,Ineos avverte che l’impianto potrebbe essere costretto a chiudere nei prossimi anni, mettendo a rischio circa 900 posti di lavoro diretti e migliaia di altri nella catena di approvigionamento.

Panoramica della crescente trasformazione strutturale dell’industria chimica europea

Ecco una rapida panoramica di come si è sviluppata la crisi e del perché i colossi del settore hanno interrotto le operazioni, e a cosa va incontro il settore ora che l’Europa è entrata in un periodo di ristrutturazione strutturale e, naturalmente, in un processo di transizione.

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