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La Cina dismette gli impianti petrochimici obsoleti per affrontare la sovraccapacità; sarà questo un punto di svolta per i mercati globali?

di Merve Sezgün - msezgun@chemorbis.com
  • 25/07/2025 (09:21)
In una mossa decisiva per affrontare la sovraccapacità e l’inefficienza di lunga data nel suo vasto settore petrolchimico, la Cina ha avviato una riforma rivoluzionaria che prende di mira le unità di produzione con oltre 20 anni di età. L’iniziativa segna un cambiamento significativo nella politica industriale, indicando la determinazione di Pechino a eliminare gradualmente le strutture obsolete e modernizzare il suo panorama petrolchimico.

Inizia una ristrutturazione strutturale

La politica, guidata dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (MIIT) insieme ad altri enti regolatori, abbassa la soglia per ciò che costituisce un impianto chimico "datato" da 30 anni a 20. Una revisione completa e un’eliminazione graduale di questi asset inizieranno ora, dando priorità alle prestazioni ambientali, all’efficienza energetica e alla conformità alle norme di sicurezza.


Questa riforma radicale arriva in un contesto di crescenti preoccupazioni per l’eccessiva capacità, specialmente nei prodotti petrolchimici di base, dove i tassi di utilizzo sono diminuiti drasticamente negli ultimi anni.

Quali impianti sono interessati?

L’ambito del piano copre un’ampia parte della catena petrolchimica:

  • Raffinerie di petrolio


  • Cracker di etilene e propilene a base di nafta


  • Unità di benzene


  • Unità di Paraxilene (PX), PTA e MEG nella catena del valore del poliestere


  • Produzione di cloro-alcali


  • Operazioni a valle come impianti di fertilizzanti a base di urea e fosfati


  • Linee di fibre sintetiche


  • Unità di produzione di polimeri come PVC, PP e PE


Secondo le stime di mercato, oltre il 40% della produzione di propilene in Cina e circa il 12% della capacità di etilene provengono attualmente da impianti con più di due decenni di attività. Il rapporto è altrettanto elevato in segmenti come i tessuti a fibra corta e il cloro-alcali, dove oltre il 40% della capacità installata potrebbe essere influenzata. Questi impianti sono spesso meno efficienti, più inquinanti e comportano un rischio operativo più elevato.

D’altra parte, le anticipazioni iniziali del mercato suggeriscono che la catena del valore del poliestere potrebbe non risentire molto di questa prossima revisione, dato che la maggior parte della rapida espansione della capacità del settore è avvenuta dopo il 2010.


Cosa succederà dopo: chiusura, ristrutturazione o sostituzione?

La strategia per affrontare la capacità invecchiante sembra essere a più livelli. In alcuni casi, le autorità possono imporre la chiusura totale di unità ad alto rischio o non conformi. In altri casi, le strutture potrebbero essere autorizzate a rimanere operative dopo aver subito aggiornamenti tecnologici, se soddisfano i nuovi standard di efficienza energetica e di emissioni. Un terzo meccanismo, noto come sostituzione della capacità, richiederà che qualsiasi nuovo progetto sia compensato dalla chiusura di una quantità equivalente o maggiore di capacità obsoleta.

Questo approccio mira a rallentare l’espansione netta del settore, supportando al contempo operazioni più sicure, pulite e competitive. Tuttavia, l’efficacia di questo sistema dipenderà dall’applicazione locale, dagli incentivi finanziari e dalla volontà degli operatori, molti dei quali sono di proprietà privata o supportati a livello locale, di collaborare.

Una mossa per frenare la sovraccapacità

La sovraccapacità è stata una sfida ricorrente nel settore petrolchimico cinese. Anni di investimenti aggressivi e politiche industriali a favore della crescita hanno creato grandi surplus in prodotti chiave, incidendo sui margini e deprimendo i tassi di utilizzo. Il ritiro delle capacità inefficienti potrebbe offrire un meccanismo di riequilibrio a lungo termine, in particolare nei polimeri di grado commerciale come PVC, PP e PE, dove la competitività globale è stata ottenuta a scapito della redditività domestica.

Detto ciò, l’entità e il ritmo dell’implementazione rimangono incerti. Considerazioni politiche, priorità del governo locale e condizioni di mercato potrebbero ritardare o attenuare gli effetti previsti. Tuttavia, la politica segna un notevole cambiamento di tono rispetto agli anni precedenti e suggerisce che Pechino sta diventando più seria nell’imporre una disciplina strutturale alle sue industrie chimiche.

Una nuova ondata di capacità è ancora all’orizzonte

Lo sforzo di riforma avviene all’ombra di un enorme boom dell’offerta. Tra il 2021 e la prima metà del 2025, la Cina ha aggiunto quasi 16 milioni di tonnellate all’anno di capacità di etilene, oltre 28 milioni di tonnellate di propilene, poco più di 18 milioni di tonnellate di PP, quasi 11 milioni di tonnellate di PE e circa 5,72 milioni di tonnellate di PVC, secondo i dati del Chemorbis Supply Wizard.

Si prevede che nei prossimi anni entrerà in funzione una capacità ancora maggiore. Dalla seconda metà del 2025 fino al 2029, si prevede che la Cina aggiungerà ulteriori 28 milioni di tonnellate all’anno di etilene, 19,8 milioni di tonnellate di propilene, 15,31 milioni di tonnellate di PP e quasi 18 milioni di tonnellate di PE.

Punto di svolta o segnale temporaneo?

Sebbene la reale portata delle chiusure degli impianti e dell’applicazione delle politiche sia ancora in evoluzione, la direzione della Cina, se mantenuta, potrebbe rimodellare le dinamiche competitive nei mercati petrolchimici globali. Una graduale riduzione della produzione inefficiente potrebbe offrire un certo sollievo ai produttori globali che da tempo lottano con le esportazioni cinesi a basso costo e i margini internazionali depressi.

Tuttavia, è necessaria cautela. L’impatto a lungo termine della riforma dipenderà dall’effettiva applicazione e dal seguito regionale, entrambi elementi che in passato hanno mostrato una notevole variabilità nelle campagne. Inoltre, il calendario esatto per l’attuazione del piano rimane incerto. Resta da vedere se questo segna un vero punto di svolta o solo un segnale politico.
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