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Nessun dazio provvisorio sul Vietnam: cosa significa per il mercato europeo del PET?

di Manolya Tufan - mtufan@chemorbis.com
  • 08/01/2026 (11:50)
La Commissione Europea ha deciso di non imporre dazi antidumping provvisori sulle importazioni di PET dal Vietnam, secondo una dichiarazione di pre-divulgazione datata 19 dicembre 2025, che è stata comunicata ai partecipanti del settore. La notifica conferma che non saranno imposte misure provvisorie, poiché l’inchiesta si sta avvicinando alla sua fase finale.

Inoltre, la Commissione ha sottolineato che l’indagine antidumping continuerà, sottolineando che l’assenza di misure provvisorie non segnala la fine del caso. Piuttosto, la decisione riflette una scelta procedurale di attendere fino alla fase finale dell’indagine, invece di intervenire in anticipo.

L’ indagine, formalmente avviata il 22 maggio 2025, è seguita a una denuncia presentata da PET Europe ad aprile, secondo cui il PET vietnamita sarebbe stato venduto a prezzi inferiori nel mercato dell’UE e avrebbe causato danni ai produttori locali. Mentre i dazi provvisori sono stati esclusi, le misure definitive rimangono possibili, con una decisione finale attualmente prevista per luglio 2026.

Perché i dazi provvisori sono stati saltati: interpretazione del mercato

Sebbene la Commissione non abbia reso pubblica la sua valutazione completa, i player del mercato concordano ampiamente sul ragionamento alla base della decisione.

In primo luogo, le importazioni di PET dal Vietnam nell’UE sono già limitate, in gran parte a causa dei costi di nolo elevati e sfavorevoli, che hanno frenato la competitività e limitato i volumi. Ciò ha indebolito l’argomento del "danno urgente", una condizione chiave normalmente richiesta per giustificare misure antidumping provvisorie in una fase iniziale di un’indagine.

Un distributore che in precedenza commercializzava materiale di origine vietnamita ha riferito che le vendite di questa origine si sono fermate a causa dell’indagine antidumping in corso, mentre le offerte di altri fornitori asiatici sono attualmente troppo alte per essere praticabili.

In secondo luogo, il materiale vietnamita è finora rimasto una fonte di offerta secondaria piuttosto che una forza dirompente nel mercato europeo del PET. In questo contesto, la Commissione sembra aver concluso che gli attuali livelli di importazione non siano abbastanza problematici da giustificare un’azione immediata di difesa commerciale.

Secondo Stats Wizard, la Turchia, che è stato il principale fornitore di PET dell’UE27 a gennaio-settembre 2025, ha aumentato la sua quota nelle importazioni totali a circa il 28%, rispetto al 25% dell’anno precedente. L’aumento è stato sostenuto dalla vicinanza geografica della Turchia, dalla competitività dei costi e dall’espansione della capacità domestica, rafforzando il suo ruolo di fonte preferita nelle vicinanze in un contesto di inasprimento delle difese commerciali.

Il Vietnam ha seguito con una quota di circa il 23%, in calo dal 27% nello stesso periodo del 2024, a causa della minore competitività in seguito al deterioramento dei costi di trasporto e all’intensificarsi dei controlli normativi. L’Egitto, il terzo fornitore, ha ulteriormente rafforzato la sua posizione, aumentando la sua quota da circa il 12% a quasi il 16% su base annua.

Questa evoluzione della mix di fornitori era già stata evidenziata nelle precedenti notizie di ChemOrbis, che hanno indicato l’aumento delle misure protezionistiche come un fattore che ha portato a flussi commerciali di PET più regionalizzati, a favore delle origini vicine e più convenienti rispetto ai fornitori a lunga distanza.

Detto ciò, la decisione non elimina il rischio futuro. Secondo le norme dell’UE, la Commissione si riserva il diritto di imporre in seguito dazi definitivi, compresi provvedimenti retroattivi, qualora il dumping e il danno vengano confermati entro la fine dell’indagine.

Cosa cambia per il mercato ora?

In termini pratici, la decisione lascia in gran parte invariati i flussi commerciali a breve termine. Il PET vietnamita continua a dover affrontare vincoli legati alla logistica, piuttosto che barriere politiche, che limitano il suo impatto sui prezzi europei e sulle dinamiche dell’offerta.

Tuttavia, l’orizzonte del rischio si è ora spostato. L’attenzione del mercato è sempre più concentrata sulla fase definitiva dell’indagine, con i produttori vietnamiti e i buyer dell’UE che si concentreranno sulle difese in vista della scadenza di febbraio 2026.

Il risultato a metà del 2026 ha ancora il potenziale per rimodellare i flussi commerciali del PET, in particolare in un momento in cui il panorama delle importazioni in Europa è già stato alterato da dazi antidumping sul PET cinese e controllo in corso di altre origini.

Caso rimane vivo nonostante pausa procedurale

In sintesi, la mossa della Commissione riflette un approccio cauto e attendista, piuttosto che un qualsiasi allentamento della sua posizione. L’UE ha effettivamente segnalato che le importazioni di PET dal Vietnam non giustificano attualmente dazi provvisori, ma il caso rimane molto vivo, con risultati finali ancora in grado di alterare le dinamiche di mercato nel 2026.

Per ora, il mercato europeo del PET continua a muoversi in un contesto di domanda debole e margini fragili, mentre le questioni legate alla difesa commerciale rimangono sullo sfondo—non più uno shock immediato, ma ancora un rischio strutturale all’orizzonte.
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